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Arpa
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Lmwbq'mwbgarpa (dal latino tardo mwbwharpa, di origine germanica) è uno mwcastrumento musicale a corde pizzicate.
Esistono vari tipi di arpe. Per quello che riguarda la musica popolare e tradizionale, molte culture e geografie hanno tra i propri strumenti qualche variante di arpa: si ha così l'mwcgarpa celtica, le varie arpe africane e indiane, mentre in Italia trova un posto di rilievo l'mwcwarpa viggianese.
In ambito Occidentale, il termine mwdqarpa non altrimenti specificato si riferisce quasi sempre all'arpa da concerto a pedali, della quale esistono varianti acustiche ed elettriche.
L'arpa da concerto a pedali è dotata di 47 corde tese tra la mwdwcassa di risonanza o cassa armonica e una mensola detta "modiglione", con un'estensione di 6 mweaottave e mezzo e intonata in mweqdo bemolle mwegmaggiore. I suoni estranei a questa tonalità si possono ottenere agendo su 7 pedali a doppia tacca; ogni corda è in grado di produrre tre mwewnote diverse ed è possibile costruire una mwfascala cromatica. Le corde più corte, quindi più vicine alla cassa di risonanza, producono suoni più acuti, mentre pizzicando le corde più lunghe si ottiene un suono più grave. Una moderna arpa da concerto è costituita da circa 1415 pezzi, di cui alcuni in legno.
Le arpe hanno dalle 34 alle 38 corde, mentre le arpe classiche a pedali (secondo il modello Erard) hanno 40 o 47 corde.
Contents
• Storia
• Note
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Storia
L'arpa ha un'origine antichissima: deriva dal cosiddetto arco, primi ad avere in uso l'arpa furono i mwhqSumeri nel III millennio a.C.cite-ref-1[1] In Egitto, le raffigurazioni sui monumenti risalenti all'mwigAntico Regno, descrivono strumenti di media grandezza, alti circa un metro, forniti di sei o otto corde, formati grazie ad un fusto di legno arcuato, aventi l'estremità inferiore a forma di losanga, parzialmente concava e convessa; il suonatore appare accosciato o inginocchiato.cite-ref-e-2-0[2] Nelle epoche successive, ad esempio nel mwjwMedio Regno, lo strumento assume dimensioni più grandi ed il suonatore viene raffigurato in piedi, la cassa sonora appare più ampia ed anche il numero di corde sale fino a venti. Due arpe a tredici corde sono state trovate nella tomba di mwkaRamses III (mwkqKV11) a mwkgLuxor, dove sono anche state rinvenute le raffigurazioni di due arpisti che suonano due strumenti di grandi dimensioni a forma di arco; per questo motivo questa sepoltura è nota anche come "Tomba degli arpisti"cite-ref-3[3]
Se ne conserva un esemplare che è stato datato circa al mwma2700 a.C. ritrovato a mwmqUr (nell'odierno mwmgIraq) da mwmwsir Leonard Woolley. L'arpa di cui parliamo era curvilinea e viene ancora costruita in mwnaAfrica.
Presso gli Egizi e gli mwngAssiri venivano costruite arpe di varia foggia ed aventi un numero tra loro differente di corde (sembra che se ne avessero fino a 22).
L'arpa ricomparve in Europa, durante il IV secolo, presso le popolazioni nordiche (in particolare irlandesi ed anglosassoni) e da lì si diffuse nel resto del continente dove venne particolarmente usata nel genere musicale del Minnesang nel XII secolo. Dal IX secolo al XIV secolo l'arpa in Irlanda fu usata dai mwsacantori girovaghi.
Questo strumento ha subito notevoli modifiche nell'arco dei secoli.
A partire dall'inizio del XVII secolo fu utilizzata per la realizzazione del mwwwbasso continuo, in particolare nell'accompagnamento del mwxacanto, e fu quindi inserita immediatamente nel mwxqgruppo strumentale utilizzato nelle prime mwxgopere; nel mwxw1607, mwyaMonteverdi le dedicò un ruolo solistico nell'mwyqOrfeo, dove simboleggia la lira suonata da Orfeo. Proprio in questo secolo furono effettuati vari tentativi per estendere le possibilità esecutive dell'arpa. Dapprima fu fatto il tentativo di ridurre le arpe a due tipi di accordature; Antonio Stachio aggiunse cinque corde per ciascuna ottava e quindi estese la gamma dell'arpa a sei ottave più due note. Patrini realizzò un'arpa doppia, in cui una fila di corde emetteva i toni della scala diatonica, mentre l'altra i semitoni intermedi. Solamente nel mwza1720, il costruttore bavarese Hochbrucker inserì i pedali, prima quattro e poi sette, azionanti una serie di leve collegate ai mwzqpiroli delle corde; alla pressione del pedale corrispondeva una maggiore tensione della corda, equivalente al rialzo di un mwzgsemitono.cite-ref-e-2-1[2]
Tra i bagagli che mwcqMaria Antonietta portò con sé quando nel 1770, a 15 anni, si recò a Parigi per sposare il futuro mwcgLuigi XVI c'era un'arpa. Allieva di mwcwGluck la futura regina si esercitava quotidianamente sulla sua musica. Tutti i più grandi talenti d'Europa di questo strumento si recavano alla mwdaReggia di Versailles per esibirsi davanti a lei mentre a Parigi si contavano ben 200 botteghe di arpe contro le 2 dei tempi presenti.cite-ref-7[7]
Con l'aggiunta di varie modifiche tecniche l'arpa conquistò secoli e paesi. La scuola d'arpa fu particolarmente brillante nella seconda metà del mwegXVIII secolo in mwewFrancia, dove furono fabbricate arpe decorate in modo sfarzoso, alcune delle quali sono ancora conservate presso il Museo del Conservatorio di Parigi, il Museo della Scienza e della Tecnica di Monaco, il Museo dell'arpa mwfqVictor Salvi di Piasco (CN). Furono due liutai parigini, i Cousineau, nel mwfg1760, a perfezionare il meccanismo dei pedali, applicando il sistema a uncinetto, che si rivelò molto più pratico dei precedenti e che si basava sull'azione del pedale su un tirante che - tramite una serie di leve - esercitava un'azione di attrazione sugli uncinetti e grazie a questi ultimi la corda veniva trascinata sui mwfwcapotasti supplementari.
Nel mwgqRegno di Napoli, mwggGiuseppe Antonini riportò la testimonianza di un visitatore che, intorno al mwgw1745, narrò la presenza di suonatori dello strumento a mwhaViggiano, in mwhqprovincia di Potenza.cite-ref-8[8] Il viggianese Vincenzo Bellizia, considerato dal contemporaneo mwigFrancesco De Bourcard come «valentissimo costruttore d'arpe»,cite-ref-de-bourchard-9-0[9] fu uno dei primi artigiani a produrre arpe meccaniche nel reame partenopeo e, per i suoi meriti musicali, fu premiato dal mwjwReal Istituto di Incoraggiamento con una medaglia d'argento.cite-ref-de-bourchard-9-1[9]
mwlqNicolas Bochsa (mwlg1789-mwlw1856) fu uno dei più grandi arpisti del mwmaXIX secolo così come il suo allievo mwmqElias Parish Alvars.
Nel mwog1811 nacque a mwowLondra l'arpa a doppio movimento, che consentì l'esecuzione in tutte le tonalità grazie alla possibilità di innalzare la corda di due semitoni; questa tecnologia è tuttora in uso a brevetto del francese mwpaSébastien Érard, che nel mwpq1786 aveva già realizzato l'arpa a sistema unico. L'arpa moderna fu poi perfezionata nel corso del medesimo secolo.
È proprio in Francia che si può annoverare una grande diffusione di composizioni per arpa, tra le quali le mwpwmwqaDanses pour harpe chromatique et orchestre d'instruments à cordes e la mwqqSonata per flauto, viola e arpa di mwqgClaude Debussy, mwqwmwraIntroduzione e allegro di mwrqMaurice Ravel, mwrgImpromptu, mwrwUne chatelaine en sa tour di mwsaGabriel Fauré; il mwsqPetit livre de harpe de Madame Tardieu e il mwsgConcertino per arpa di mwswGermaine Tailleferre.
Già nei primi decenni del Novecento l'arpa, grazie all'opera di numerosi arpisti, tra i quali spiccano nomi come quello di Casper Reardon (allievo di mwtqCarlos Salzedo), quello di mwtgAlice Coltrane (moglie del sassofonista mwtwJohn Coltrane) o quello di Dorothy Ashby, ha iniziato ad essere impiegata anche in contesti musicali prettamente mwuaJazzistici. Infatti, ancora oggi, per mano di musicisti contemporanei come mwuqPark Stickney, Edmar Castaneda o Marcella Carboni, l'arpa continua a prestare al Jazz la propria originale sonorità, grazie anche alla valorizzazione di particolari effetti tecnici ed esecutivi, come ad esempio la propensione ad enfatizzare il passaggio tra due semitoni con la sola azione del pedale senza dover tornare così a pizzicare la seconda nota, o come l'utilizzo percussionistico della tavola armonica.
Museo dell'arpa
Funzionamento dell'arpa
Pedali (arpa classica)
Nelle arpe classiche alla base ci sono 7 pedali (uno per ogni nota musicale) a doppio movimento, ciascuno dei quali aziona dei dischetti che cambieranno le alterazioni di quella particolare nota in tutta l'arpa. Le posizioni del pedale sono tre per fare diesis (posizione in basso), bequadro (posizione centrale) e bemolle (posizione in alto).
Note
cite-note-11. ↑ mw0amw0qmw0gThe Sumerian Harp of Ur, c. 3500 B.C, in mw0wOxford Journal of Music and Letters, X (2):, 1929, pp.mw1a 108-123. mw1qURL consultato il 29 aprile 2019 mw1g(archiviato dall'mw1wurl originale l'8 maggio 2012).
cite-note-e-22. ↑ "Dizionario di Musica", di A.Della Corte e G.M.Gatti, edito da Paravia & C., Torino, 1956, voce "Arpa", pag.24-25
cite-note-33. ↑ Moustafa Gadalla, Strumenti musicali egizi, Tehuti Research Foundation, 2018, Greensboro
cite-note-44. ↑ mw4wLa Bibbia, I Samuele cap. 16 v. 23; II Re cap. 3 v. 15; Salmo 81 v. 2; Salmo 92 v. 3 e molti altri passi.
cite-note-55. ↑ citereftreccani-arpamw5wmw6aArpa, in mw6qTreccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. mw6gURL consultato il 12 agosto 2011.
cite-note-66. ↑ mw7gMichael Praetorius, mw7wmw8aSyntagma musicum, Wolfenbüttel, 1619, p. 56 e tav. XVIII e XIX.
cite-note-77. ↑ Emmanuel Tresmontant, mw9aLa harpe, L'aristo de l'orchestre, sta in "Marianne" n. 1323, Du 21 au 27 juillet 2022.
cite-note-88. ↑ Giuseppe Antonini, mw-aLa Lucania, Discorsi, 1745, Napoli.
cite-note-de-bourchard-99. ↑ Francesco de Bourcard, mw-gUsi e costumi di Napoli e contorni descritti e dipinti, Volume 1, Stab. tip. di G. Nobile, 1853, p.127.
Bibliografia
• mwaqiLucia Bova, L'arpa moderna. La scrittura e la notazione, lo strumento e il repertorio dal '500 alla contemporaneità, prefazione di Luis de Pablo, Milano, Suvini Zerboni, 2008, ISBN 978-88-900691-4-7.
• mwaqqStanley Chaloupka, Harp Scoring, Glendale (California), Chaloupka, 1976.
• mwaqyRuth Inglefield e Lou Anne Neill, Writing for the pedal harp, University of California Press, 1985.
• mwaqgRoslyn Rensch, Harps and Harpists, Bloomington, Indiana University Press, 1989.
• mwaqoMirella Vita, La musica italiana per arpa, Bologna, Bongiovanni, 1989, SBN LO10054809.
• mwaqwHans Joachim Zingel, Harp Music in the Nineteenth Century, Bloomington, Indiana University Press, 1992.
• mwaq4Floraleda Sacchi, Elias Parish Alvars: The Liszt of the Harp, Dornach, Odilia Publishing, 1999, ISBN 3-9521367-1-9.
• citerefei-arpaEttore Panizza e Francesco Vatielli, ARPA, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1929. URL consultato il 14 aprile 2022.
Voci correlate
• mwarmArpa tripla gallese
• mwaruArpa celtica
• mwarcArpa viggianese
• mwarkArpe e lire di Ur
• mwarsArpa (araldica)
Altri progetti
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Collegamenti esterni
• mwasaSito del Festival internazionale d'arpa di Salsomaggiore, su incontrarsiasalsomaggiore.org. URL consultato il 2 aprile 2011 (archiviato dall'url originale il 26 luglio 2011).